DIRECTA E BORSA
(di Alessandra Pecori. www.websim.it)


Directa in Borsa? ''Non c'è fretta, ma ci andremo per premiare i clienti'' Massimo Segre, pioniere del trading online in Italia, progetta di quotare Directa (di cui è fondatore e presidente) per finanziare l'espansione internazionale della società. ''Ormai siamo sempre in utile: in nove mesi abbiamo già guadagnato 11 miliardi''.

di Alessandra Pecori

MILANO - La Borsa può attendere. Per lo sbarco di Directa sul listino non c' è fretta. La società dopotutto è in utile e la sua posizione finanziaria è positiva. Il momento poi, per una società attiva nel trading on line, non appare propizio. "Non abbiamo idea di quando ci quoteremo - afferma Massimo Segre, presidente e fondatore di Directa - l'esito dell'ispezione della Consob, che sospende i termini della quotazione, deve essere ancora formalizzato, ma non c'è un'urgenza particolare. Non abbiamo una lira di debito, la nostra posizione finanziaria è positiva. Finanziamo tutti i nostri investimenti con il cash flow che proviene dalla nostra attività. Non c'è la necessità di attingere al mercato dei capitali. Ci piacerebbe. Il momento, poi, non è particolarmente positivo". Allora qual è quindi lo scopo della quotazione? "Essenzialmente ci sono tre ragioni. La prima quella di una maggiore visibilità, la seconda quella di premiare i nostri clienti più fedeli, come un debito morale che ci siamo assunti. La terza è quella di aiutarci nell' espansione all'estero. In mercati competitivi come quello della Germania,
della Francia e della Spagna ci vuole del denaro". Avete recentemente siglato un'intesa in Germania con Value Management & Research per realizzare in joint venture una società di trading on line per gli investitori tedeschi molto attivi. E' già operativa? "No, abbiamo solo annunciato l'accordo. Devono essere ancora completate le autorizzazioni". Da quando la nuova società avrà un effetto sui bilanci? "Dal 2001, e secondo le nostre stime raggiungerà il break even a partire dal
2002. Value Management, tramite la controllata Virtual Emission Haus, fa IPO con 100mila clienti registrati che possono essere la base per la nostra clientela. Basta pensare che Value Management era corteggiata da alcune società americane e francesi. Ha scelto noi, per il nostro modello di business e la qualità dei nostri sistemi informatici". Ora quindi guardate anche alla Spagna e alla Francia. "Prima partiamo in un Paese, impariamo ad operare in quel Paese, poi pensiamo agli altri".
Qual è la vostra valutazione in vista della Borsa? "Di valutazioni se ne fanno tante, ma non ce ne è mai stata una messa
definitivamente sulla carta. Nella mia testa ce l'ho da sempre: non è cambiata né nei momenti di euforia né nei momenti di stasi, potendo vedere l 'azienda dal di dentro mi accorgo che sta rispettando le aspettative o anzi va meglio ancora."
Avete previsto che venga attribuita una quota anche ai clienti? "Sì, non in una logica commerciale ma secondo una funzione premiante, nel senso che daremo più lotti a chi è cliente da più tempo. Mi sembra corretto premiare maggiormente quei clienti che ci hanno dato la loro fiducia fin dal 1996". In tutto quanto porterete in Borsa?  "Una quota del 25%". Gli advisor saranno Jp Morgan e Bim... "Dopo la serie di polemiche sugli sponsor abbiamo deciso di cambiare. La Banca Intermobiliare è presieduta da mia madre e quindi non vorrei che si creassero delle incompatibilità, dei conflitti di interesse. Nonostante
questo i nostri rapporti con la Bim sono sempre buoni. Continua ad agire come negoziatore di Directa sim". E Jp Morgan?
"Se si decide di cambiare, lo si deve fare completamente." Quanti sono i clienti di Directa? "Quelli operativi, ovvero con almeno un titolo in portafoglio o almeno 100 mila lire sul conto, sono circa 9.700 con un numero di transazioni medie al
giorno di quasi 1,5 a testa." E' molto alto come livello. "Pensi che noi eseguiamo una media di 100.000 transazioni all'anno per dipendente contro le 8-10mila dei nostri concorrenti". Questo vuol dire che voi avete molti meno dipendenti? "Vuol dire che siamo molto più automatizzati degli altri".   Quali sono le vostre commissioni? "Sono molto competitive sugli Stati Uniti con 10 dollari comprensivi di tutto, anche le commissioni di cambio e gli adempimenti fiscali. Basta pensare che e.Trade richiede 14,95 dollari a transazione sul Nasdaq e 19,95  dollari sul Nyse". Con commissioni così basse avete ancora abbastanza margini? "Veramente siamo già  a break even sul mercato Usa. Consideriamo fra l'altro che siamo partiti a marzo". E quanto costa operare sull'Italia? "A scelta 9 euro fissi o l'1,9 per mille che diventa l'1,3 per mille dopo aver intermediato 5 miliardi di lire, fino a un massimo di 35 mila lire". I covered warrant di Comit, Caboto e SG sono proposti a commissioni zero. Quanto avete intermediato finora? "Non guardo molto all'intermediato ma agli eseguiti". E' lo stesso. Vorrei sapere se con l'attuale situazione di mercato il trading on line è utilizzato di meno rispetto a inizio anno quando  si è assistito al boom dei titoli hi tech?
"Il numero di eseguiti per ciascun cliente è proporzionale ai volumi  intermediati dal mercato. C'è una correlazione del 93,5% ormai da quattro anni. Se diminuiscono le transazioni sul mercato diminuiscono anche quelle di ciascun nostro cliente in modo proporzionale. I nostri clienti giocano molto sulla volatilità più che sulla tendenza". Quanto al vostro modello di business, voi fate solo trading on line. Avete intenzione di espandere la vostra attività anche ad altri settori della
finanza on line? "Noi faremo solo trading on line. I motivi sono tanti, ma uno è particolarmente semplice: siamo collegati a una ventina di istituti di credito di piccole e medie dimensioni che indirizzano i loro clienti verso di noi. Non possiamo metterci a fare loro concorrenza". Quanto alla vendita di fondi on line? "Per me il mercato dell'asset management non è un mercato Internet. Io dico che in Italia si parla con il prete e con il promotore finanziario, come in  America si parla con Dio e con la Borsa. Per vendere fondi ci vuole l'aiuto di un esperto. Se vuoi confrontare le performance dei vari fondi basta
guardare sul giornale, non c'è bisogno di Internet. Chi compra un fondo necessita una consulenza e credo sia difficile farla on line". Quale crede che saranno gli sviluppi per il mercato del trading online in Italia? "Non ho la sfera di cristallo. Ma non penso che perderemo quote di mercato". Quanto avete adesso?"Secondo l'ultima ricerca di Kpmg la nostra quota è del 30%, ma non ne sono certo. Non tutti i nostri concorrenti danno i loro dati. Credo comunque che ci sarà un processo di consolidamento come sta avvenendo in America, sebbene in Italia non credo ci sia spazio per più di cinque operatori. Al contrario di quanto spesso si sente dire, i day trader per me potrebbero essere al massimo 500mila. E sono quelli cui guardiamo noi, ci siamo ritagliati un segmento di nicchia". Quali sono le sue attese per la fine dell'anno?   "Preferisco parlare del passato. Le faccio un esempio. A inizio '99 le  nostre stime sul mercato erano di 12 mila miliardi di lire e le nostre di  4mila miliardi di intermediato. A settembre abbiamo alzato le stime portando  le nostre a 4.500 miliardi e quelle del mercato a 14mila, incrementando entrambe del 10%. Abbiamo finito l'anno con 7.200 miliardi, assolutamente
imprevedibili. I risultati dipendono dai volumi di Borsa. Se ci sono alti volumi si guadagna di più, se sono bassi si guadagna di meno. Posso dire che comunque vada saremo in utile:al 30 settembre siamo a oltre gli 11 miliardi, al lordo delle imposte