(Giovedì 21 Settembre 2000 finanza & mercati,Sole24ore)
Colpo di freno
dell’Abi sulle alleanze di Piazza Affari: piacciono i
modelli federativi «Borsa Spa può correre da sola» Sella:
«L’isolamento non
ci fa paura» - «La vera integrazione è l’accesso degli
intermediari a tutte
le piattaforme»
ROMANessuna rincorsa a progetti d’integrazione a tutti i
costi; no alla
"sindrome dell’orfanello": per la Borsa italiana
l’adesione al processo di
riorganizzazione in atto a livello europeo non è un obbligo,
ma un’
opportunità da valutare sulla base delle convenienze. Con la
consapevolezza
che Piazza Affari ha i numeri per andare avanti da sola.
È un secco colpo di freno alla strategia delle alleanze
culminata con l’
adesione della Borsa Spa al progetto iX — abortito dopo
l’Opa della svedese
Om Gruppen sul London Stock Exchange (Lse) — quello
decretato ieri da un
documento approvato dall’Abi. Uno stop, che — se non chiude
del tutto la
porta a ipotesi di future intese — fissa una serie di rigidi
paletti,
esprimendo una chiara preferenza per ipotesi di tipo
federativo sul modello
Euronext e sottolineando che esistono comunque margini per
un ulteriore
sviluppo per linee interne del mercato italiano. A livello
continentale —
questo il messaggio del documento, che verrà presentato alla
prossima
riunione del Comitato per la piazza finanziaria (era
prevista per oggi ma è
slittata alla prossima settimana) — c’è spazio per la
presenza di più poli a
condizione di superare vincoli normativi e abbattere le barriere
che
impediscono di dotare gli intermediari di un vero
"passaporto europeo".
«L’Italia ha forza sufficiente per restare autonoma e
indipendente», ha
sostenuto il presidente dei banchieri, Maurizio Sella,
illustrando ieri le
linee del documento assieme al direttore generale
dell’associazione di
Palazzo Altieri, Giuseppe Zadra. Un documento, ha tenuto a
puntualizzare,
condiviso e approvato all’unanimità dal vertice dei
banchieri; tra i quali,
sul progetto iX e sulla strategia da adottare dopo l’Opa sul
Lse, le
posizioni erano apparse finora tutt’altro che univoche. «Lo
stand alone non
ci fa paura, non è un elemento di debolezza», ha affermato
Sella, pur
precisando che «le decisioni sui progetti spettano in ogni
caso ai cda delle
società mercato».
A supporto di questa tesi il documento dell’Abi sviluppa due
punti
considerati cruciali per ogni valutazione: i costi e la
liquidità. Per
arrivare a sostenere che entrambi non giustificano affatto
una corsa all’
integrazione. Il livello medio dei costi deriva dalla somma
dei vari mercati
e oggi, in Italia, è competitivo. Quanto al grado di
liquidità espresso da
Piazza Affari, non esiste storicamente la prova che se una
società si quota
anche a Londra o Wall Street questo determina
necessariamente uno
spostamento degli scambi verso quelle piazze. Semmai,
contesta il documento,
il mercato ha una sua «forza centripeta», forza che ha
consentito alla Borsa
italiana di passare dal 2,5% del ’75 al 25% attuale in
rapporto a quella
londinese. Conclusione: nessun pericolo di spiazzamento e
nessun timore di
procedere con le proprie forze. «La vera integrazione — ha
osservato Zadra —
si attua consentendo a tutti gli intermediari di operare su
tutte le società
di trading e post-trading d’Europa».
Un comitato per l’e-banking. Se la politica della alleanze
per la Borsa è
stata il piatto forte del vertice dei banchieri, non è stato
però il solo
argomento all’ordine del giorno. Il comitato Abi ha
approvato anche il
progetto e-banking e ha deliberato la costituzione di un
comitato ad hoc che
si occuperà di coordinare tutte le infrastrutture necessarie
per le attività
in rete del sistema bancario italiano. Il progetto, ha
spiegato Sella,
prevede la realizzazione di un canale di pagamento specifico
per l’
e-commerce e il completamento della transazione in un
ambiente gestito dalle
banche.
Ad agosto crescono impieghi e raccolta. Sul fronte
congiunturale, i dati del
rapporto discusso ieri indicano che raccolta e impieghi
hanno proseguito
anche in agosto la fase di espansione. La provvista ha fatto
segnare una
crescita annua del 4,15%, quasi un punto superiore al mese
precedente; l’
incremento dei prestiti dei primi otto mesi è stato
dell’11,4%, in linea con
il dato di luglio. Quanto ai tassi, ad agosto quelli medi
sugli impieghi
sono stati del 6,45%, un punto base in meno del 6,46% di
luglio. Quelli sui
prestiti a medio e lungo termine per le famiglie sono però
saliti di 14
punti base al 6,45%.