Gli americani la chiamano overconfidence, ma ha un nome anche italiano: febbre delgioco. Che cos'è, e che
effetti ha sul rendimento di un portafoglio investito in azioni lo spiega un
articolo del Sole 24 Ore del 31 agosto,
firmato Barbara Rindi e Paola Margiaria (Università Bocconi). Articolo che a sua volta riprende uno studio di due
ricercatori dell'Università di San Diego. Cosa hanno scoperto i due studiosi? Semplice, che chi fa trading on-line tende a investire con più Frequenza
del necessario e in questo modo ottiene di solito guadagni minori (ma fa guadagnare la società d'intermediazione). E' una questione
psicologica. 'investitore on-line ha la propensione a sopravvalutare le proprie
informazioni in termini di previsioni e la propria capacità produttiva. Questo comportamento viene esaltato
dal trading on-line, rispetto all'operatività che passa dal filtro di un intermediario, a causa delle ca-ratteristiche proprie dell'operatività con il computer. Facilità di accesso, commissioni più basse, velocità di esecuzione degli or-dini e l'aspetto ludico
della compravendita in diretta, spingono
infatti i trader casalinghi a
effettuare continue compravendite . Ma i
due ricercatori americani hanno dimostrato che tanto più è intensa l'attività, tanto mi-nori sono i rendimenti netti. Secondo i dati
raccolti nello studio mediamente, negli
Stati Uniti, un'attività di compravendita più frenetica rispetto a quella
tradizionale, produce un minor rendimento anno del 6,8%. E questo anche perché
i trader on-line hanno la tendenza a liquidare i titoli profittevoli (per portare a casa i guadagni) e tenere quelli che perdono (nella speranza che risalgano). Dallo studio
risulta inoltre che tale atteggiamento
si riscontra di più negli uomini che
nelle donne