Lo stop loss/3: la parola ai trader
(Simone Zavatarelli,B&F, 20-1-2001)
Consigli dalla rete
(Per i messaggi completi vedere in questa stessa sezione, 20-1-2001)
Molti investitori privati si sono dichiarati favorevoli a utilizzare questo strumento.
In molti casi, però, mancano le conoscenze tecniche per la corretta applicazione.
Nella rete si possono trovare testimonianze dirette che aiutano a comprendere lo stop loss.

La possibilità di immettere un ordine condizionato tiene banco ormai da tempo nelle mailing list relative al trading online. Borsa & Finanza in collaborazione con il sito http://trading-on-line.org ha raccolto alcune testimonianze e alcuni consigli, basati sull’analisi tecnica, dati dai privati su come sfruttare al meglio questo strumento.
Occorre ricordare che si tratta di indicazioni e di commenti tratti da esperienze personali di vita vissuta (o meglio di operatività), non vogliono in alcun modo essere delle massime che ogni trader deve tenere in considerazione, possono però servire da spunto per altri investitori privati per meglio capire lo stop loss e per meglio utilizzarlo.
Resta comunque indispensabile un’approfondita conoscenza dei mercati finanziari per potere utilizzare correttamente questo strumento.

«Il primo criterio, secondo me, è di stabilire un limite che fermi le perdite prima che siano rovinose per le disponibilità del trader», commenta Giuseppe Brindisi.
«I casi limite sono quelli del trader con possibilità infinite e di quello che non ne ha. In questi casi lo stop loss non è necessario. Quindi lo stop loss è riferito ad una perdita sopportabile. Allora può essere semplicemente fissato con una percentuale di perdite oltre la quale vendere: ad esempio il 10%-15% del valore investito. Un altro criterio è stabilire una percentuale massima di perdita del guadagno avuto. Anche in questo caso la percentuale varia da persona a persona: 50% per alcuni, 40% per altri. Infine vi è il criterio legato all'ampiezza dell'oscillazione dei prezzi che si basa sulla deviazione standard. Questa stabilisce il range entro il quale è compresa la quasi totalità dei prezzi oscillanti. Se si va oltre significa che il trend sta cambiando e quindi l'oscillazione si sposta verso valori maggiori (negativi o positivi a seconda che il trend devi verso il basso o verso l'alto). Chi vuole fare un trading molto prudente dovrebbe utilizzare un valore pari alla deviazione standard, per un’operatività più rischiosa si può anche raddoppiare tale valore».

Il concetto fondamentale, secondo il Brindisi, è che lo stop loss deve salvaguardare dal cambiamento in negativo del trend, non dalle fisiologiche oscillazioni che avvengono nell'ambito del canale in cui si sviluppa il trend stesso. Il problema, in quest’ottica è: di quanto puo' inclinarsi in giù la trend line senza che io mi preoccupi?
«La trend line può oscillare dal valore positivo considerato a quello di movimento completamente laterale (orizzontale) a quello pericoloso con andamento negativo», prosegue il trader.
«Il margine dell'oscillazione massima nell'ambito del proprio canale sommato al valore negativo di rotazione del trend costituisce uno livello che evita uscite anticipate e perdite gravi».

L’analisi tecnica
Un altro punto di vista, prettamente più tecnico, è dato da Ferruccio Gasperoni.
«In primo luogo credo che nessuno riesca sempre a comprare ai minimi e vendere ai massimi. Ma è altrettanto difficile fissare il giusto livello di stop e poi rispettarlo. Molto dipende dal tipo di operatività che una persona ha intenzione di fare: per chi fa daytrading lo stop dovrà essere stretto, per chi fa scalping lo stop dovrà essere strettissimo (mai più di un tick o 2), per chi opera nel breve o nel medio periodo, invece, deve allentare la presa e rilassarsi ed abituarsi a vedere spesso perdere i profitti accumulati prima che il titolo raggiunga lo stop oppure a vedere incrementare le perdite, poiché i suoi stop sono più larghi e lontani del previsto e questo comporta che alla fine, se lo stop viene applicato si avrà preso molto tempo e molto denaro. Con il rischio che, magari due giorni dopo, il titolo inizi un rialzo storico. Ma l'efficacia dello stop è unica. Il problema sta nel sapere fissare lo stop al momento giusto e al livello giusto».

Gasperoni indica poi una serie di regole da lui seguite.
«Innanzitutto quando opero con un’ottica intraday oppure quando sto scalpando sui coverei warrant, sono sempre pronto a revocare l’ordine, perché la prima regola è la flessibilità e se non si è pronti a rimediare a un eventuale errore si rischia di perdere la maggior parte delle volte.
In seguito: se un titolo è in congestione pongo lo stop sotto il supporto, magari se inverte la tendenza rientro quando avviene la rottura della resistenza (prima supporto). Se è un trend al rialzo fisso l’uscita sotto il minimo relativo precedente. Se acquisto oltre un resistenza, lo stop è posto sotto la resistenza oppure sotto il minimo della barra di rottura».