E' meglio operare sul mercato americano tramite Market Maker
o Electronic Communications Network (ECN)?

La risposta, come sempre avviene in questi casi, non è scontata, e per fare la scelta giusta bisogna considerare più di un fattore e poi valutare caso per caso. Quanto segue ha lo scopo di permettere una migliore comprensione delle differenze tra i due modi di accedere ai mercati USA.

Il sistema dei mercati "a Market Maker" (o "specialista") è tipico degli Stati Uniti e ha reso a lungo i mercati USA diversi da quelli europei che sono tecnicamente definiti come "order driven", cioè strettamente determinati dal flusso degli ordini, secondo un'organizzazione che è recentemente apparsa anche in USA, appunto sotto forma di "ECN".

Nel sistema "europeo/ECN" il Sig. Mario Rossi - che vuol provare a vendere, poniamo, 1000 Fiat a 16.40 euro - incarica un proprio broker-intermediario di trasmettere "il più sollecitamente possibile" l'ordine al mercato. Se dopo qualche minuto questo s'incrocia con la proposta d'acquisto del Sig. Giuseppe Bianchi, la vendita avviene in quel momento ed è una transazione da privato a privato.
In questo schema il broker del Sig. Rossi e quello del Sig. Bianchi non hanno nessun margine di discrezionalità, ma sono dei semplici "fattorini" che inoltrano gli ordini dei propri clienti al mercato.

Nel sistema a Market Maker, invece, il Sig. John Smith che vuole vendere 1000 Microsoft a 60.47 $ gira l'ordine al broker, e questo non ha l'obbligo di trasmetterlo subito al mercato ma può anche decidere di acquistarle lui (anche se solo a un prezzo compreso tra il denaro e la lettera del mercato in quel momento).

Poniamo che egli, oltre che broker, sia anche uno dei MM "specialisti" di Microsoft: in tal caso possiede in proprio un bel po' di azioni Microsoft e acquista e vende in grandi quantità il titolo sul mercato.

Supponiamo che in quel momento si stia proponendo in acquisto su Microsoft a 67.51 $ e in vendita a 67.56 $: allora egli acquisterà subito le 1000 azioni a 67.51 per rivenderle magari pochi minuti dopo a 67.56 al sig. Tom Barnes che gli ha girato un ordine di acquisto "a prezzo di mercato".

Così facendo realizza un utile di "marketmaking" di 50 $ che si aggiunge a quello delle commissioni di brokeraggio, che sono invece gli unici introiti dei suoi colleghi europei, i quali si limitano a inoltrare ordini ai mercati per la loro esecuzione automatica.

Il broker americano ha la facoltà - ma non l'obbligo - di comperare i titoli offerti dai clienti: li acquisterà se spera di poterli rivendere, magari pochi secondi dopo, a un prezzo più alto, ma se questo non è il caso può girare l'ordine per l'esecuzione a un altro MM (che di solito "per il favore" gli riconoscerà una commissione), inviarlo a un ECN, oppure renderlo semplicemente noto alla generalità del mercato facendolo apparire sul book di Microsoft, dove qualsiasi altro MM può entrare ad acquistarli.

A differenza dell'intermediario europeo, il broker-MM ha cioè una notevole discrezionalità nelle sue scelte e può anche ritardare lecitamente di 20-30 secondi l'esecuzione (storicamente i mercati americani sono più grandi e più lenti di quelli europei) il che - assommandosi con "regole di incrocio ordini spesso molto complesse e difficili da verificare - produce a volte situazioni sgradevoli specialmente per chi è abituato al trading europeo meccanico e immediato.

Un buon campionario di tipi di critiche mosse ai MM è reperibile al seguente link (in inglese)

La normativa USA prevede anche delle salvaguardie per il cliente, che impongono in primo luogo che decorso un ragionevole ritardo tecnico l'esecuzione non possa che avvenire (o, se del caso, "debba" avvenire) a un prezzo compreso tra denaro e lettera del mercato in quel momento.

Con tutti questi limiti il sistema MM è spesso - per i normali investitori - abbastanza soddisfacente, e in certi casi addirittura chiaramente preferibile rispetto alle alternative: in particolare, per i numerosissimi titoli poco liquidi del mercato USA il ricorso a uno specialista è quasi sempre l'unica ancora di salvezza.

Per contro l'operatività del MM con i suoi ritardi strutturali o discrezionali può diventare pesante sui titoli molto liquidi che possono variare di parecchi tick in pochi secondi, e sui quali quindi il MM può crearsi un margine semplicemente ritardando o meno l'esecuzione di qualche secondo.

Per dare un'idea dei tipi di performance "in secondi" ottenibili dai MM si consideri la seguente tabella, che evidenzia - tra l'altro - come su ordini "grossi" oltre i 500 pezzi il mercato USA sia percettibilmente più lento di quelli europei.

Col miglioramento dell'interattività tra investitori privati e mercato e l'aumento della volatilità dei corsi di Borsa, per imitazione col metodo europeo, che spesso appariva più semplice e veloce, a fianco degli operatori tradizionali anche in USA hanno cominciato a comparire gli ECN, che si presentano al NYSE e NASDAQ come dei Market Maker "virtuali", ma sono poi semplicemente delle Borse computerizzate all'europea che incrociano gli ordini in modo meccanico.

In pratica l'ECN - proprio come fa la Borsa Italiana - si limita a predisporre un book senza alcun obbligo, né possibilità da parte sua di creare liquidità.

Se "ci sono abbastanza ordini" e i prezzi in acquisto e vendita si incrociano, può, come nelle migliori piattaforme europee, divenire possibile un trading stretto con entrate e uscite rapidissime.

Su titoli molto liquidi le performance di un buon ECN infatti possono essere davvero eccellenti: esecuzioni in frazioni di secondo e spread ridotti.

Si noti, in questo book di ISLAND su QQQ, uno spread di 1 solo centesimo di dollaro tra denaro e lettera (0,025%). Non c'è da stupirsi se circa un terzo delle transazioni su QQQ avvengono appunto su ISLAND.

Su titoli poco trattati l'ECN per contro è meno competitivo e potrebbe negare l'esecuzione in situazioni in cui un MM l'avrebbe invece fornita