Azioni e cicli economici
Il valore delle aziende (e quindi i prezzi delle azioni) è influenzato dal ciclo economico, non in maniera uniforme, ed è importante per l'investitore distinguere le varie aziende in cicliche e anticicliche.
Le prime sono quelle che si muovono in sintonia con il ciclo economico globale, e sono rappresentate da società come le industrie di base, delle materie prime, del trasporto aereo.
Anticiclici sono invece i titoli che risentono meno dei livelli minimi e massimi dell'attività economica, quali per esempio le aziende alimentari e quelle assicurative.
La sensibilità di un titolo al ciclo economico dipende ovviamente dal fatto che la domanda dei consumatori per il prodotto venduto dall'azienda può essere più o meno sensibile alla congiuntura economica.

Ci sono poi i titoli sensibili ai tassi di interesse come le cosiddette utility (i titoli delle aziende che producono beni di pubblica utilità quali gas, acqua ed energia elettrica), le banche, le aziende del settore dell'edilizia residenziale e delle telecomunicazioni.
Nel caso delle utility e delle banche la sensibilità del loro valore ai tassi d'interesse dipende dal fatto che sono aziende che crescono molto lentamente (si pensi alla lentezza della crescita del consumo di gas) e con utili e dividendi molto stabili negli anni: per gli investitori sono quindi azioni quasi assimilabili ai titoli obbligazionari e pertanto si muovono con i tassi d'interesse.

Negli altri casi invece la sensibilità delle azioni ai tassi d'interesse è dovuta al fatto che si tratta di settori caratterizzati da alti livelli di indebitamento e una discesa dei tassi d'interesse diminuisce quindi il peso degli interessi passivi sui bilanci aziendali.

Perché la tipologia?
L'investitore dovrebbe cercare di capire quali sono i fattori che muovono i singoli titoli azionari per evitare di trovarsi in portafoglio dei titoli che non salgono insieme all'intero mercato azionario.
Prima di decidere quali azioni acquistare deve infatti comprendere in che fase del ciclo economico si trova e quindi scegliere la categoria di azioni nella quale investire: se per esempio ritiene che l'economia sta per entrare in una fase di recessione, dovrà puntare sui titoli azionari sensibili ai tassi d'interesse in quanto è probabile che questi scenderanno, mentre dovrà evitare le aziende i cui profitti risentono negativamente del rallentamento economico, quali per esempio i produttori di auto e le società chimiche.
Stili d'investimento
Esiste un'ampia serie di stili d'investimento, dal value investing al momentum investing, nessuno con evidenti superiorità rispetto agli altri, ma ognuno cerca di catturare una parte del ciclo di movimento di una azione.
I momentum investors, cioè letteralmente ³investitori di momento", partono dalla teoria, simile a quella newtoniana, che un oggetto tende a permanere nello stato in cui si trova.
Tradotto in termini economici, un'azienda con problemi strutturali tende ad averli per un periodo più lungo di quello presunto, così come un'azienda in rapida crescita continuerà in quella direzione per un periodo più ampio del previsto.
Questo tipo di investitori guarda soprattutto alle variazioni sugli utili attesi e sui tassi di crescita per identificare le azioni con maggior possibilità di apprezzamento.
Generalmente muovono quindi il portafoglio con maggiore dinamismo.
I market timers, cioè letteralmente i ³tempisti del mercato", cercano di identificare il tempo in cui entrare e uscire dal mercato per massimizzare i loro profitti.
I segnali di entrata e uscita dal mercato possono essere generati da diverse metodologie.
Una delle più usate è il trend following, cioè il metodo per seguire la tendenza che, basandosi su indicatori quali medie mobili, cerca di definire la direzione e l'ampiezza del trend di mercato.
Il concetto alla base è comunque sempre quello che il prezzo di un'azione passa dalla sopravvalutazione alla sottovalutazione con un modello ritmico, il cui studio permette di identificare l'andamento dei trend del mercato e di definire una strategia di market timing.
Questo stile, secondo i sostenitori, consente di partecipare alle opportunità di crescita nel medio periodo del mercato azionario, ma ne riduce i rischi derivanti dalle fasi di mercato negativo (bear market, letteralmente mercato dell'orso, l'animale che simboleggia il ribasso di Borsa), in quanto a differenza del value investing, non si limita a comprare e mantenere un'azione in portafoglio.
I value investors, a differenza dei teorici della modern portfolio theory, la moderna teoria del portafoglio, o quantitativi, sono convinti che il prezzo di mercato dell'azione raramente esprima correttamente il valore dell'azienda quotata, e considerano una opportunità d'investimento la differenza fra il prezzo del titolo e il valore reale del suo patrimonio. Questo valore reale, o intrinseco che dir si voglia, viene definito come intrinsic value, o meglio il valore al quale l'azienda può essere venduta o liquidata.
Gli investimenti, secondo quest'approccio, vanno fatti quando esiste il cosiddetto "margine di sicurezza"(margin of safety), cioè quando il valore dell'azione è circa il 50% dell'intrinsic value.
Ancora una volta la distanza dai teorici della modern portfolio theory è massima, poiché in questo caso la possibilità di alti ritorni è associata con bassi margini di rischio, al contrario della teoria moderna dove a maggiori profitti equivalgono maggiori rischi.
Infine, i growth stock investors, cioè letteralmente ³investitori su azioni in forte crescita", si concentrano sulle aziende con una crescita degli utili e dei dividendi superiori alla media.
I modelli di valutazione dividend discount
Gli economisti concordano nel valutare un titolo azionario, come del resto qualsiasi attività finanziaria, prendendo in esame il flusso di cassa che l'azione sarà in grado di generare in futuro.
Dal punto di vista teorico la questione è abbastanza semplice, in quanto è sufficiente stimare il flusso di dividendi che l'azione procurerà agli investitori e calcolare il valore attuale di questi pagamenti futuri.

Se per esempio Dt sono i dividendi che l'azione pagherà nei prossimi t anni e k è il tasso di sconto che riflette il profilo di rischio dei flussi di cassa attesi, il valore dell'azione è dato dalla formula:
Come si può notare si tratta di una formula identica a quella utilizzata per determinare il prezzo di un titolo obbligazionario.
In pratica tale calcolo non è affatto agevole, in quanto è molto difficile stimare la capacità futura dell'azienda di generare utili nei prossimi 20-30 anni e la percentuale di questi utili che verrà poi pagata agli azionisti.
Di conseguenza gli analisti utilizzano spesso un modello più semplice, che non dovrebbe però portare a risultati significativamente diversi dal Dividend Discount Model teoricamente più corretto.
Il modello più comune è quello del Discounted Cash Flow che si discosta dal DDM per due aspetti: viene considerato un periodo di tempo più ridotto, non oltre i prossimi cinque anni, e si utilizza la stima del cash-flow generato dall'azienda invece dei dividendi che verranno effettivamente pagati.
Considerando un periodo di soli cinque anni è però necessario calcolare non solo il valore attuale dei cinque flussi di cassa generati dall'azienda nel periodo, ma anche quello del valore dell'azienda alla fine del periodo.
Il valore dell'azienda alla fine del quinto anno può essere a sua volta calcolato in diversi modi: la maggior parte degli analisti lo calcolano in termini di patrimonio netto dell'azienda.