Sulla questione cw a costo zero Borsa & finanza ha interpellato alcuni responsabili dei servizi
di trading online per capire se questa tendenza può avere un proseguio oppure se è un fenomeno
limitato.
I commenti raccolti sono abbastanza discordi fra loro: da un lato c’è chi vede questa strategia
a favore dei clienti, soprattutto di quelli più attivi, chi, invece, mette all’erta sul
fatto che le commissioni anche se non si vedono ci sono lo stesso, chi ha chiuso accordi in
questo senso per offrire la più ampia gamma di prodotti e non rimanere tagliato fuori dal
mercato, e anche chi non crede nella bontà di queste iniziative e ha deciso di continuare a
proporre i covered applicando delle commissioni.
«Per quanto riguarda l’intermediazione via internet la tendenza è di un aumento delle
operazioni sui covered warrant a scapito di quelle sulle azioni», commenta Enrico Bellazzi
direttore generale di Twice sim
(www.twicetrade.it).
«Questo può significare che sta crescendo il numero di investitori che si informano e
capiscono il funzionamento di questi strumenti oppure che i trader che già li utilizzavano
hanno aumentato il numero di operazioni effettuate. Soprattutto per questi l’offerta di una
marca di cw a costo zero può portare vantaggi in termini di costi».
Al momento l’offerta della sim milanese riguarda solamente i cw della Banca commerciale italiana,
«ma stiamo valutando la possibilità di aumentare il numero di accordi con gli emittenti
in modo da allargare la possibilità di scelta e, quindi, di risparmio», aggiunge Bellazzi.
Anche Andrea Dellavalle, responsabile del servizio di trading online di Banca Sella
(www.sella.it), si dice favorevole
all’introduzione dell’azzeramento delle commissioni perché, in primo luogo facilita
l’operatività dei trader.
«Inoltre è una tendenza che si è già verificata nel mercato statunitense, che notoriamente
è più avanzato di quello italiano», sottolinea l’intervistato.
«Per quanto ci riguarda abbiamo da poco iniziato a offrire questa possibilità sui prodotti
di Caboto, ma stiamo valutando la possibilità di metterne a disposizione anche altri.
La scelta comunque, non viene fatta considerando solamente fattori commerciali, ma teniamo
in considerazione anche le caratteristiche degli strumenti. Infatti i trader non scelgono un
cw al posto di un altro per le commissioni, ma guardano alla liquidità e agli spread applicati
prima di investire. È quindi necessario, anche da parte nostra fare molta attenzione a questi
aspetti per non deludere la nostra clientela».
I costi non si vedono
La società che ha stipulato più accordi con i market maker è Directa sim
(www.directa.it).
I vertici della sim torinese hanno raggiunto l’intesa con quattro emittenti e hanno intenzione
di continuare in questo senso.
«I contatti li hanno creati i market maker, che devono seguire delle precise strategie di
marketing», spiega l’amministratore delegato Mario Fabbri. «La nostra politica è quella
di accettare le offerte che ci vengono fatte, anche perché a volte risultano molto vantaggiose
per noi. Infatti il broker non ci rimette mai, la commissione di intermediazione viene
corrisposta o dal cliente direttamente o dal market maker in seconda battuta».
Anche secondo l’esperienza di Directa l’azzeramento dei costi non è un fattore determinante
per spostare un trader dai prodotti di una casa verso quelli di un’altra.
In passato si è verificato un leggero spostamento di utenti ogni qualvolta che è stato
stipulato un nuovo accordo, ma non si è mai trattato di movimenti considerevoli.
«Sicuramente i market maker sono molto attenti a queste variazioni», conclude Fabbri,
«perché, sebbene sostengano da sempre che i covered sono uno strumento di medio/lungo periodo,
la pratica dimostra che vengono utilizzati soprattutto per operazioni intraday.
Quindi lo spostamento di una piccola percentuale di investitori molto attivi può fare
acquisire importanti quote di mercato».
Non tutti i broker online vedono positivamente l’offerta dei covered warrant senza commissioni.
Un atteggiamento praticamente neutrale è quello di Self trade
(www.selftrade.it).
«Nonostante abbiamo iniziato a dare questa possibilità sui prodotti di Bnp Paribas e
stiamo per concludere accordi con altri tre o quattro emittenti non puntiamo su questa
offerta per attirare nuovi clienti», sottolinea Riccardo Ardigò, responsabile dello sviluppo
dei prodotti.
«Il nostro target non sono i trader più accaniti, ma gli investitori tradizionali,
che vogliono potere effettuare le loro scelte da casa. Il punto fondamentale è che il mercato
del trading online in Italia è ancora altamente competitivo e bisogna avere cura di tutti gli
aspetti del servizio. Uno di questi è l’ampiezza della gamma dei prodotti offerti ed è per
questo che abbiamo deciso di introdurre questa possibilità. Vogliamo che Self trade venga
recepito dal mercato come un intermediario adatto a tutti i tipi di investitore, che offre
la possibilità di comprare dai fondi ai covered warrant».
Decisamente negativo è invece il giudizio dato da Eptatrading
(www.eptatrading.com).
In passato i vertici della società avevano iniziato a prendere in considerazione la
possibilità di stipulare accordi con i market maker, ma, in un secondo momento, si
è deciso di abbandonare questa strategia.
«A influire sulla decisione hanno pesato anche i
riscontri fatti sull’operatività di luglio, mese in cui non facevamo pagare le commissioni su
tutti i prodotti», commentano dalla società.
«Nonostante questa promozione non abbiamo visto spostamenti significativi sui cw e questo
ci ha indotto ad abbandonare definitivamente questa idea».
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