Hedge Fund
(da l'Editoriale di Effepierre)
Letteralmente Hedge in Italiano significa Barriera.
"Hedge fund" è un termine comunemente usato per descrivere fondi d'investimento non convenzionali , cioè che operano tentando da un lato di minimizzare il rischio d'investimento, dall'altro ottenere dei profitti massimali indipendentemente dalle condizioni di mercato.
I fondi stessi sono associazioni d'investimento con un general partner che riceve tipicamente il 20% dei profitti e l'1% dei capitali gestiti.
La maggior parte di questi fondi è americana, e solo negli ultimi tempi si cominciano ad avere delle possibilità anche in Europa. Negli USA la SEC limita l'investimento ad investitori cosiddetti "accreditati".

I requisiti per essere accreditati non sono da poco:
- è una persona fisica con un patrimonio netto superiore a US $1.000.000.
- è una persona fisica con reddito specifico al di sopra di $200.000 negli ultimi due anni, o reddito unito ad un coniuge, superiore a $300.000 ed ha un'aspettativa concreta di continuare lo stesso livello di reddito durante l'anno di accreditamento.

Comprare un hedge fund
I fondi speculativi offrono, in media, performance interessanti.
E' meglio però guardare dentro ai portafogli, per scoprire in cosa realment investono.
Ecco le principali strategie che seguono i loro gestori. Una crescita del 400%: è quella degli assets gestiti dagli hedge funds nel mondo dal 1994 ad oggi, dovuta per il 120% a nuova raccolta e per il 280% alle performance. Sono i dati resi noti dallo studio Rasini & C. nell'ambito del convegno organizzato da Iside, Istituto Internazionale di Documentazione Economica.
I dati parlano chiaro: i fondi cosiddetti speculativi hanno dimostrato di poter ottenere performance positive, o quanto meno poco negative nei momenti peggiori delle borse mondiali, grazie alla loro specifica decorrelazione dall'andamento dei mercati.
Al fine di verificare il rendimento generato da questa tipologia d'investimento durante i periodi negativi del mercato sono stati confrontati i rendimenti dell'indice Hfri fund weighted composite index con quelli dello S&P 500 nei quattro periodi più difficili dell'ultimo decennio.
Gli intervalli considerati sono quello tra il febbraio '94 e il gennaio '95, quello tra il luglio '98 e l'ottobre '98, quello tra marzo '00 e dicembre '00 e i primi cinque mesi di quest'anno.
Durante tutti questi intervalli, tranne che durante il terzo, i fondi hedge hanno reso più dell'indice rappresentativo delle maggiori società del mercato azionario americano. E a rendere ancora più appetibili questi strumenti interviene la loro caratteristica fondamentale e cioè il fatto che il loro rendimento medio non segue l'andamento dei mercati.
La correlazione tra l'indice S&P e il rendimento medio di un fondo hedge, infatti, raramente supera il 10%.
Le strategie di gestione
Equity long/short
Questa strategia di gestione viene realizzata componendo i portafogli con posizioni lunghe -d'acquisto- in azioni sottovalutate e posizioni corte -di vendita- in azioni sopravvalutate, allo scopo di attenuare o annullare le fluttuazioni del mercato.
La differenza tra le posizioni lunghe e corte è l'esposizione netta al mercato.
Il rendimento di tale strategia dipende pertanto solo in parte dall'andamento del mercato -a seconda dell'esposizione netta- ed è perciò quasi completamente attribuibile all'abilità del gestore nello stock picking.
Il rendimento medio di questo strategia dal 1990 a oggi ha superato ampiamente l'indice Standard and Poors 500 e ha quasi doppiato quello dell'indice MSCI World.
Inoltre la volatilità media è stata inferiore a quella di entrambi gli indici di mercato e ha consentito a questi hedge fund di aver il miglior rapporto rischio rendimento.
Ciononostante la strategia non è priva di rischi.
Il gestore deve essere in grado di individuare sia i titoli sottovalutati che quelli sopravalutati e deve eventualmente scegliere il segno e la dimensione dell'esposizione netta al mercato.
La dimensione di una posizione su un singolo titolo può inoltre avere effetti sulla liquidità del titolo stesso, rendendo a volte difficile lo smobilizzo a prezzi convenienti.
Bisogna infine considerare le difficoltà nella gestione della parte short, ovvero la possibilità che l'intermediario richiami il titolo.

Equity short seller
Questa strategia è una specializzazione di quella precedente e consiste nella vendita allo scoperto di società con situazioni problematiche o addirittura in stato di frode e nello sfruttamento delle fasi di discesa del mercato a proprio favore.
Il modesto rendimento generato nell'ultimo decennio è da attribuirsi alla fase rialzista del mercato che certo non ha favorito questa tattica.
Questi strumenti infatti danno il loro meglio proprio nelle fasi di maggior difficoltà del mercato: tra marzo e dicembre dell'anno scorso gli hedge fund short seller hanno reso oltre il 60% a fronte di un rendimento negativo di quasi tutti gli indici azionari.
Questi fondi sono quindi validi strumenti per alleviare le cadute del mercato perché caratterizzati da una forte correlazione negativa con l'andamento degli indici azionari. Ma anch'essi non sono privi di rischio.
E' infatti necessario che il gestore abbia non solo la capacità di selezionare i titoli su cui essere corto ma sappia anche individuare il timing giusto per effettuare l'operazione. Ancora più forte che nel caso precedente è il rischio di short squeeze, ovvero la possibilità che i titoli venduti allo scoperto vengano richiamati dalla controparte proprio nel momento critico. Bisogna infine considerare l'andamento tipico del mercato: spesso i titoli ampiamente sopravvalutati ritardano il processo di aggiustamento verso il valore fondamentale -e il fondo dunque impiega più tempo a perseguire la strategia- ed è perciò fondamentale che l'investitore abbia la possibilità e la volontà di attendere a lungo.

Event driven
Le strategie event driven si focalizzano su particolari eventi -come operazioni s traordinarie dell'azienda- che possono produrre una crescita nel valore delle azioni delle società coinvolte in un definito orizzonte temporale.
Le due sotto strategie principali sono rappresentate dal merger arbitrage e dal distress securities.

Merger arbitrage
La strategia merger arbitrage si focalizza sulle operazioni di fusione e acquisizione; in particolare, tali fondi comprano,successivamente all'annuncio di fusioni tra due società, azioni dell'azienda che viene acquisita e vendono i titoli dell'entità acquirente, secondo un ammontare dipendente dal rapporto di scambio prefissato tra i titoli azioni delle due società.
L'obiettivo è di guadagnare lo spread tra il prezzo di mercato e il prezzo dell'offerta -il premio- evitando il rischio di mercato. Se l'operazione procede senza problemi, la quotazione di mercato dei titoli dell'azienda acquisita tenderà a raggiungere il prezzo di offerta. Il rischio più comune di questa strategia è che l'operazione di merger non si concluda. Questa situazione può dipendere da molteplici fattori: disposizioni governative, volontà degli azionisti, natura dell'operazione -ostile o meno-, interesse di altre società.
C'è anche il rischio spread, ossia la possibilità che il premio stimato sia in realtà inferiore.

Distress securities
I gestori che utilizzano la strategia distress securities si focalizzano sulle opportunità generate dalle situazione di bancarotta, liquidazioni e ristrutturazioni.
Questi fondi investono in obbligazioni e strumenti a reddito fisso, tra i quali anche i junk bonds, con diritto di credito privilegiato, in cui il rischio perciò risulta essere meno elevato, ma spesso investono anche in titoli azionari.
L'ottimo rendimento ottenuto nell'ultimo decennio deve anche in questo caso essere ponderato con la situazione economica del periodo storico considerato. Questa strategia è anch'essa sensibile al periodo.
Il rischio tipico a cui è soggetta è che la situazione critica non si risolva. Inoltre, un aumento dei tassi d'interesse e/o un rallentamento dell'economia porta in genere a una contrazione del margine di profitto dell'azienda.
Anche la variabile tempo gioca un ruolo fondamentale, tanto che questo tipo di strategia viene definito "long patience" perché i tempi di recupero sono in genere piuttosto lunghi.

Convertible arbitrage
Tale strategia consiste nell'acquisto di azioni convertibili e nella vendita contestuale di un ammontare specifico di azioni appartenenti alle stessa società, allo scopo di coprirsi dall'esposizione di mercato.
Il gestore cerca di sfruttare le situazioni di mispricing nelle relazioni di prezzo tra obbligazioni convertibili e azioni, in particolare di comprare l'opzionalità della convertibile a un prezzo sottovalutato.
Anche questi fondi speculativi hanno dato soddisfazione ai loro sottoscrittori negli anni novanta, con un indice di Sharpe più che doppio rispetto a quello dello S&P 500.
Bisogna però considerare che anch'essa è sensibile al periodo temporale considerato: risente infatti fortemente della variazioni dei tassi d'interesse e della volatilità del mercato.
Inoltre si ripresenta il già accennato problema derivante dalle vendite allo scoperto e cioè il rischio del richiamo dei titoli in un momento indesiderato.

Fixed income arbitrage
Di questa strategia esistono numerose varianti: in termini generali, si tratta di costruire portafogli che abbiano posizioni lunghe in obbligazioni emesse dalle società con rendimento più elevato rispetto a quello delle attività che compongono le posizioni più corte.
In genere queste ultime sono costituite da titoli con massimo standing creditizio come i Treasury bill, mentre le posizioni lunghe sono obbligazioni corporate o dei mercati emergenti.
L'obiettivo è di ottenere la convergenza dei rendimenti o, nel caso questi ultimi dovessero mantenersi stabili, di lucrare la differenza dei tassi.
Sebbene questa strategia non abbia permesso di ottenere rendimenti molto eccitanti negli ultimi anni, non ha nemmeno prodotto un'elevata volatilità.
I rischi che caratterizzano questa strategia sono quelli tipici dell'investimento obbligazionario, ovvero l'esposizione ai movimenti della curva dei tassi e il rischio di credito, anche se dipende dal tipo di tattica adottata.
Bisogna considerare anche i rischi derivanti dall'uso di una leva finanziaria in genere molto sostenuta e quelli derivanti da possibili situazioni di illiquidità del mercato.

Equity Market Neutral
I portafogli di questa strategia sono composti da posizioni lunghe in azioni sottovalutate bilanciate in uguale peso da posizioni corte in azioni sopravalutate in modo da annullare le fluttuazioni del mercato. Q
uesta modalità d'investimento equivale quindi a quella long/short con esposizione nulla.
Per la scelta dei titoli in genere vengono utilizzati modelli quantitativi allo scopo di scovare inefficienze di prezzo fra le azioni. La strategia negli anni novanta ha ottenuto ottimi risultati e ha registrato una perdita massima molto contenuta con un volatilità molto bassa.
Inoltre ha generato rendimenti positivi in ciascuno dei quattro periodi negativi precedentemente considerati. Il rendimento di tale strategia è quasi completamente attribuibile all'abilità del gestore e/o ai modelli quantitativi di supporto allo stock picking.
Pertanto i rischi risiedono proprio in questi due fattori, ma ha grande importanza anche la liquidità dei titoli e la possibile mancanza di correlazione tra la parte lunga e quella corta del portafoglio.

Macro
I fondi macro prendono posizioni lunghe e corte in azioni, obbligazioni, valute, opzioni, futures e commodities, utilizzando un'elevata leva finanziaria.
La denominazione Macro hedge fund deriva dal fatto che questi fondi non sono semplicemente interessati alla futura evoluzione di alcune società, ma alla fortuna di interi settori o paesi.
Il rendimento offerto da questa strategia è stato piuttosto consistente anche se inferiore all'indice S&P 500 ma, grazie alla minor volatilità, hanno ottenuto una performance corretta per il rischio superiore all'indice delle maggiori aziende del mercato americano.
Da notare anche che rispetto alle altre classi di fondi hedge questa è caratterizzata da una più forte correlazione con gli indici azionari. Operando senza alcun vincolo questa strategia racchiude in se tutte le diverse forme di rischio viste in precedenza.