Gli specialisti delle IPO
(Simone Zavatarelli, B&F, 21-10-2000)
Al fianco delle società di trading online stanno nascendo, anche in Italia molti servizi esclusivamente dedicati alla sottoscrizioni di nuove azioni.
I diretti interessati sono comunque convinti che ci sia spazio di crescita Per quanto riguarda i siti che si sono dedicati esclusivamente alla sottoscrizione delle offerte pubbliche di vendita di azioni sul mercato italiano occorre sottolineare che i due operatori attualmente presenti hanno adottato una struttura completamente opposta. Iponline è un servizio di Reali e associati sim, partito a maggio 2000.
Per aderire via internet ai collocamenti italiani è necessario sottoscrivere il contratto di negoziazione, con l'accettazione del quale sarà comunicata la password riservata, che permette di entrare nell’area clienti.
Solo in seguito sarà possibile compilare l’apposita scheda di adesione. In pratica questo consiste nel diventare clienti della sim e aprire un conto presso di essa.«Al momento abbiamo circa 300 utenti» fanno sapere dalla società, «ma non siamo ancora in grado di fornire il volume d’affari che generano». Net.ipo, invece, è una banca d’investimento tedesca attiva solamente su internet autorizzata a operare nel settore delle offerte pubbliche, che conta oltre 120 mila clienti con un volume superiore a 1,64 miliardi di euro.
In Italia il servizio è partito a febbraio di quest’anno.
Offre agli investitori privati la possibilità di acquistare azioni nell'ambito dei collocamenti cui la società partecipa. Per aderire occorre registrarsi al programma executive-membership, la cui iscrizione è gratuita.
Non c’è bisogno di aprire un conto presso net.ipo: una volta che una sottoscrizione ha avuto buon fine la società utilizza il conto corrente e il deposito titoli indicati dal cliente stesso al momento della registrazione. «La nostra offerta è completata da informazioni finanziarie sulle società e da un servizio di consulenza di investor relations per le società emittenti», spiega il direttore dello sviluppo Claus Hermanni.
«Il nostro cliente ha dunque la possibilità di conoscere le imprese che si vogliono quotare, nonché di interagire con il loro management attraverso live chat e forum.
Il nostro obiettivo è mettere a disposizione dell'investitore tutti gli strumenti necessari in modo da permettergli di effettuare autonomamente gli investimenti di capitale, e di garantirgli un elevato grado di controllo sugli stessi».
La prossima a venire
Fra poco sbarcherà in Italia anche Epo.com, nata a Stoccolma nel settembre 1998.
L’obiettivo è mettere insieme il mondo dell’investment banking con la tecnologia internet con l’obiettivo di diventare la principale banca d’investimenti europea per le offerte pubbliche via web.
«Gli investitori potranno visitare il nostro sito, trovare informazioni sulle ipo europee e sottoscrivere direttamente tramite internet», spiega un portavoce della società.
«In pratica l’operatività completa dovrebbe essere disponibile entro i prossimi due mesi».
Epo.com non intende offrire servizi di trading online e propone in Italia un servizio dedicato e ‘aperto’, che consentirà a tutti i clienti di investire nella maniera più semplice possibile, direttamente dal conto presso la loro banca o intermediario.
«La scelta di non darci al tol deriva da due considerazioni: il mercato del trading online in Italia è molto più competitivo rispetto a quello delle ipo online, quindi le possibilità di avere successo sono inferiori, inoltre il nostro non è un servizio dedicato esclusivamente alla clientela retail, facciamo anche un servizio alle aziende: chi decide di collocarsi tramite il nostro servizio può usufruire di una piattaforma aperta a vari paesi europei, sempre che inseriscano questa opportunità nel prospetto informativo».
Il servizio alle aziende è completato con road show virtuali e operazioni congiunte di marketing.
Riservati o alternativi
Quello che ancora non è ben definito è se attraverso questi siti sia possibile, per il cliente, accedere a un servizio alternativo all’offerta tradizionale oppure se questi rappresentano un canale con delle quote riservate per gli iscritti.
Al momento le tre società prese in esame in questa inchiesta lo considerano un canale alternativo. Per il futuro, invece, si potrebbe arrivare ad accordi diretti con le società in procinto di quotarsi per entrare a fare parte del consorzio di collocamento e avere una parte riservata.
«Attualmente abbiamo un sistema per gestire le tranche riservate a una categoria particolare di utenti internet, ad esempio iscritti a un particolare servizio e contemporaneamente a Epo.com. Per il futuro stiamo effettivamente progettando di fare anche da canale riservato», commentano dalla sede italiana del gruppo tedesco.
Molto più sintetica la risposta fornita da Reali e associati sim, «al momento rappresentiamo un canale alternativo, forse in futuro ci accorderemo con le società per avere un accesso privilegiato». Chi invece non ritiene di dover diversificare la propria offerta è Net.ipo, «per il momento il nostro modello si è dimostrato vincente sia in Germania sia in Francia, anche in Italia i primi risultati sono confortanti.
Quindi pensiamo di poter continuare in questo modo, puntando soprattutto sul numero di collocamenti da offrire alla nostra clientela».