| Tipologia dei titoli obbligazionari |
|
![]() |
Oltre ai titoli obbligazionari a cedola fissa sono presenti sul mercato anche zero coupon
(senza cedola) e titoli a cedola indicizzata, emessi sia dal Tesoro che da aziende private. Nel caso delle emissioni del Tesoro italiano, i titoli a cedola fissa vengono denominati BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), e vengono emessi con scadenza compresa tra i 3 e i 30 anni. | ||
| Zero coupon e bot | ||
|
Gli zero coupon sono titoli emessi con uno sconto rispetto al prezzo di rimborso e che non
pagano cedole nel corso della vita del titolo: il rendimento per l'investitore è dato dalla
differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita. Ad esempio, per un titolo a un anno che viene emesso al 95 lire e rimborsato a 100 lire il rendimento sarà pari a 5/95 = 5,26%. I titoli zero coupon più comuni sul mercato italiano sono i BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, che vengono emessi con scadenze pari a 3, 6 e 12 mesi, e i CTZ a 18 e 24 mesi. Sui mercati esteri sono normalmente emessi anche zero coupon con scadenze paragonabili a quelle dei BTP sino ai 30 anni di vita residua. Il rendimento a scadenza dei BOT a 12 mesi è già espresso in una forma direttamente paragonabile a quello dei BTP essendo riferito a un periodo di un anno, ma per i titoli a 3 e 6 mesi per calcolare il rendimento è necessario tenere conto del fatto che occorre reinvestire anche l'interesse incassato alla scadenza del titolo per poter confrontare il rendimento con quello di un titolo con scadenza superiore all'anno. |
||
| Il rendimento degli zero coupon | ||
|
Ad esempio nel caso del BOT a 6 mesi bisogna considerare il fatto che dopo i primi sei mesi
sarà possibile reinvestire non solo il capitale iniziale ma anche l'interesse guadagnato
nel primo semestre e che pertanto l'interesse effettivamente incassato sarà maggiore del
doppio del rendimento del titolo. Se ad esempio un BOT semestrale viene emesso a 97 lire il rendimento annualizzato non sarà pari a due volte il 3,09% (le 3 lire di sconto diviso il capitale iniziale di 97 lire) cioè al 6,18%, ma sarà pari al 6,27% ottenibile utilizzando la seguente formula:
![]() Nel caso di BOT trimestrale il termine tra parentesi dev'essere elevato alla quarta per tenere conto del fatto che il capitale viene investito quattro volte nel corso dei 12 mesi. |
||
| Titoli indicizzati | ||
|
I titoli indicizzati, denominati CCT (Certificati di Credito del Tesoro) sono stati
ampiamente utilizzati nel corso degli anni Œ80 quando le elevate aspettative inflazionistiche
spingevano gli investitori a temere i titoli a cedola fissa e a favorire obbligazioni con
cedole che aumentano di pari passo con l'inflazione. Anche se le cedole dei CCT non sono mai state indicizzate direttamente al tasso di inflazione, ma ai rendimenti dei titoli a breve (BOT a tre e sei mesi), i CCT hanno offerto storicamente una buona protezione contro il rischio di un aumento del costo della vita, visto che la Banca d'Italia ha sempre mantenuto su livelli elevati i rendimenti reali dei BOT (cioè i tassi al netto dell'infla-zione). Attualmente le emissioni di CCT sono molto ridotte e il peso sui titoli presenti sul mercato è in diminuzione (29,1% a fine '97). Le cedole vengono indicizzate sul rendimento dell'asta BOT semestrali precedenti alla scadenza della cedola, con una maggiorazione dello 0,3%. Se ad esempio all'ultima asta di maggio il rendimento lordo del BOT a sei mesi è pari al 4,0% la cedola semestrale dei CCT che verrà pagata il primo dicembre di quest'anno sarà pari al 2,0% + 0,3% = 2,3%. A parte i titoli di Stato, sono presenti emissioni private, soprattutto bancarie, con cedole indicizzate direttamente al tasso di inflazione, ma anche a parametri completamente slegati alla logica dei titoli obbligazionari, come gli indici delle varie Borse. La logica di questo tipo di indicizzazione rende i titoli praticamente identici alle obbligazioni convertibili in azioni, che di fatto sono titoli indicizzati al valore di Borsa dell'azione dell'emittente. |